mercoledì 18 dicembre 2013

Write for Rights - Le nostre firme salvano vite. MARATONA DIRITTI UMANI

In questo momento, in qualche parte del mondo c’è un governo che sta reprimendo, che sta abusando del suo potere, che non tutela i suoi cittadini.
Ci sono uomini e donne che non hanno la libertà di esprimere ciò che pensano, ciò che provano, di avere una casa, di difendere i loro diritti. Il 10 dicembre è la Giornata internazionale dei diritti umani e migliaia di persone in tutto il mondo con la loro firma partecipano alla maratona globale per i diritti umani “Write for Rights”!
Firmiamo gli appelli perché Miriam López, Jabeur Mejri, Eskinder Nega, Yorm Bopha e Ihar Tsikhanyuk abbiano finalmente giustizia e libertà.
Le nostre firme possono davvero salvare le loro vite.



La sua storia

Il 2 febbraio 2011, Miriam aveva appena lasciato i bambini a scuola quando due uomini in passamontagna l’hanno costretta a entrare in un furgone bianco e l’hanno portata in caserma. Qui l’hanno torturata e violentata per estorcerle una “confessione” riguardo un traffico di droga.
Dopo una settimana di torture, è stata detenuta per 80 giorni prima che le venisse formalizzata l’accusa di reati collegati al traffico di droga. È stata rilasciata il 2 settembre 2011, quando l’accusa è caduta per mancanza di prove.
Miriam ha denunciato quanto subito e identificato alcuni responsabili, ma nessuno è stato portato davanti alla giustizia.
La tortura è il metodo privilegiato dalla polizia messicana per indagare; vi fa ricorso affinché gli interrogati sottoscrivano confessioni, che incriminano loro o altre persone, usate poi come prove nei procedimenti penali.







La sua storia

Jabeur Mejri è stato arrestato il 5 marzo 2012, a seguito della denuncia di alcuni avvocati che avevano letto gli articoli e la vignetta postati sulla sua pagina Facebook. Il 28 marzo, è stato  condannato dal tribunale di Mahdia per reati come “aver attentato ai valori sacri con azioni o parole” e per “aver attentato alla morale pubblica”.
Anche il suo amico Ghazi Beji è stato raggiunto dalla stessa accusa e condannato in contumacia a sette anni e mezzo di carcere.
Per Lina Ben Mhenni, autrice del blog Una ragazza tunisina, “la condanna di Jabeur è stato uno shock enorme. Incredibile. La gente parla del successo della transizione democratica in Tunisia, ma possiamo parlare a tutti gli effetti di democrazia in un paese in cui a qualcuno viene inflitta una condanna così pesante solo per aver espresso le sue opinioni?”.





La sua storia

L’impegno di Eskinder per la libertà di espressione in Etiopia ha significato per questo coraggioso giornalista persecuzioni, minacce, la messa al bando del giornale che guidava con la moglie Serkalem Fasil, e continui arresti. Tra il 2006 e 2007, Eskinder e Serkalem sono stati processati per tradimento e altre accuse insieme a 129 giornalisti, oppositori politici e attivisti. Serkalem ha dato alla luce il figlio Nafkot mentre era in prigione.
Eskinder è stato arrestato il 14 settembre 2011 insieme a quattro funzionari del partito di opposizione Unità per la democrazia e la giustizia e al segretario generale del Partito democratico nazionale etiope. La sua condanna a 18 anni di carcere è arrivata il 13 luglio 2012.
Birtukan Mideksa, attivista etiope e caso della Write for Rights 2009 di Amnesty ha raccontato cosa significa esprimere la propria opinione in Etiopia.




La sua storia

Prima di essere arrestata, Yorm Bopha era il punto di riferimento della sua famiglia e leader del movimento di opposizione agli sgomberi forzati nella zona del lago Boeung Kak, che avevano colpito migliaia di persone. Nel 2012 ha avuto un ruolo chiave nella campagna per il rilascio di 13 attiviste, imprigionate dopo una protesta pacifica.

La famiglia di Yorm vive una grave situazione finanziaria. Sakhorn, suo marito, è troppo malato per lavorare e non riesce a mandare a scuola Lous Lyhour, il loro figlio di 10 anni. Il tribunale ha condannato la famiglia al pagamento di un ingente risarcimento.

Nessun commento:

Posta un commento